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giovedì 4 gennaio 2018

Il sacchetto della discordia: genesi di un fenomeno


La questione dei sacchetti biologici per portare la frutta, la carne e altri alimenti in sicurezza alla cassa, per procedere poi al pagamento della spesa, sta infiammando i social network.

In particolare, su Facebook la questione sembra essere di vitale importanza, tanto da mettere in secondo piano lo scontro politico tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti d'America.

La domanda è: "Perché?". O meglio, "Perchééééééé????".

Di cosa si tratta

Allora, il Governo, prima di chiudere in vista delle nuove elezioni, ha varato una legge particolare. I sacchetti bio trasparenti che si trovano nei supermercati nel reparto frutta non sono più gratis per il cliente finale (il supermercato, infatti, li paga al chilo), ma costano la cifra spropositata di 2 centesimi al pezzo.

Qui scoppia l'indignazione generale.

Le tre fasi

Quando un fenomeno del genere approda su Facebook, ci sono tre fasi:

  1. La fase indignata.
  2. La fase di indignazione contro i primi indignati.
  3. La fase di "Avanti un altro".
La fase indignata parte da chi fa la spesa e non è molto ferrato con le questioni internazionali. Questo "utente" condivide spesso gattini e caffè, grida contro l'Europa per qualsiasi cosa e ha creduto alla bufala della cugina/amica di Renzi da sistemare. Oltre a questo tipo di "utente" ne esiste un altro, più amico dell'italiano, che ritiene il pagamento dei 2 centesimi comunque un furto.

La fase di indignazione contro i primi indignati, invece, è fatto da chi pensa che i 2 centesimi non siano nulla di fronte ai benefici, ovvero a un mondo più pulito e a uno smaltimento migliore di questi rifiuti.

Infine, nella fase di "Avanti un altro", entrambe le parti si stancano di discutere e cercano di trovare qualcos'altro. Altro che, irrimediabilmente, troveranno. C'è sempre qualcosa su cui indignarsi.

Perché è stata presa così male?

Secondo me (e questo è un secondo me), è stata presa male per due motivi:

  1. La comunicazione sbagliata.
  2. Il fatto che i sacchetti fossero identici a quelli gratis fino al giorno prima.
  3. La possibilità di aggirare l'ostacolo al mercato rionale.
La comunicazione sbagliata è stata, da un giorno all'altro, mettere la legge senza alcuna gradualità. Quindi, i supermercati sono stati costretti a mettere un cartello all'improvviso. Di conseguenza, è stato visto come un sopruso, soprattutto da chi vede complotti ovunque.

Anche se i sacchetti sono un costo per il supermercato, molti clienti si sono chiesti perché pagare per un prodotto scadente, che è sì trasparente, ma che si rompe facilmente e non mantiene fino all'arrivo a casa. Da qui, l'idea del "furto legalizzato".

Se, invece, ai 2, ma pure 5 centesimi, fosse stato corrispondente un sacchetto più resistente, magari da riutilizzare (anche qui, l'utente si "indigna") sarebbe stata fine dei giochi e solo i complottisti avrebbero avuto da ridire.

La legge, poi, non è chiara sulla possibilità di riutilizzare i sacchetti. Infine, a mo' di "controinformazione", c'è chi ha pensato di boicottare i supermercati (che non hanno colpa) per rivolgersi ai mercati rionali. Di fronte al risparmio, anche le questioni igieniche passano in secondo piano.

Di fronte a queste cose, che sembrano più vicine rispetto ai rincari generali delle utenze, anche le direttive e i "Perché" della legge non hanno più senso all'orecchio dell'utente.

E quindi?

E quindi, mai come ora, avere attenzione a come si comunicano le cose è il modo migliore per evitare problemi e danni all'immagine della tua azienda. Pensaci.

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